14 ottobre 2007

Fare un’Italia nuova. E’ questa la ragione, la missione, il senso del Partito democratico. 
Riunire l’Italia, farla sentire di nuovo una grande nazione, cosciente e orgogliosa di sé.
Unire gli italiani, unire ciò che oggi viene contrapposto: Nord e Sud, giovani e anziani, operai e lavoratori autonomi.
Ridare speranza ai nuovi italiani, ai ragazzi di questo Paese convinti, per la prima volta dal dopoguerra, che il futuro faccia paura, che il loro destino sia l’insicurezza sociale e personale.
Per questo nasce il Partito Democratico. Che si chiamerà così. A indicare un’identità che si definisce con la più grande conquista del Novecento: la coscienza che le comunità umane possono esistere e convivere solo con la libertà individuale e collettiva, con la piena libertà delle idee e la libertà di intraprendere. Con la libertà intrecciata alla giustizia sociale e all’irrinunciabile tensione all’uguaglianza degli individui, che oggi vuol dire garanzia delle stesse opportunità per ognuno.

Nove anni sono passati da queste parole.

Nove anni sono passati da quando Walter Veltroni le pronunciò, individuando la ragion d’essere e la missione costitutiva di quello che sarebbe diventato il nostro partito: far convivere e prosperare la libertà individuale e collettiva, garantire i diritti personali e sociali, lottare per la giustizia e l’uguaglianza di tutti e di ciascuno.

Molte cose sono cambiate da allora – fuori e dentro il nostro partito. Gli scenari che ci si pongono davanti, in Italia e in Europa, erano forse inimmaginabili nove anni fa, ma richiedono a tutti noi lo stesso impegno, la stessa determinazione, lo stesso entusiasmo di allora. La crisi dei migranti e le conseguenze della crisi economica che ancora si fanno sentire, ad esempio, rappresentano probabilmente la sfida più grande che dobbiamo affrontare, campo di battaglia ideale per i populismi e i nazionalismi che rialzano pericolosamente la testa in tutta Europa – un’Europa che si trova nel periodo forse più difficile della sua breve vita. Un recente sondaggio, però, mostra come il nostro partito rimanga quello più forte sente la propria vocazione europea, che più degli altri ha fiducia nel sogno di un’Europa finalmente davvero unita: un segnale che ci rivela la nostra forza, ci rassicura e ci dà speranza.

Molto abbiamo fatto, certo, ma moltissimo rimane ancora da fare – per diventare davvero il partito che quelle parole disegnavano, per non essere più “un amalgama mal riuscito”, come qualcuno ancora ci definisce. Ma il punto d’arrivo, la direzione da seguire è ancora in quelle parole: sta a noi decidere, finalmente, di assumerci la responsabilità di completare questo viaggio.

Buon compleanno, Partito Democratico.

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