La diarrea e la secessione

Quando il Guru di Cassano Magnago sente di perdere consensi ricorre sempre alla stessa medicina: una bella pozione di chiacchiere infarcite di „secessione“. L’effetto è rapido quanto un’improvvisa diarrea. La folla dei padani urlanti va in trance e dimentica che il leader della Lega Nord e lo stesso partito sono tra i responsabili dello sfacelo politico, culturale e economico dell’Italia di oggi.

Negli ultimi tempi Bossi è ricorso al lassativo secessionista più volte e mai a caso. Lo ha fatto parlando della crisi economica, prendendo le distanze dalle malefatte del governo di cui lui stesso fa parte:

“Tutti i mesi il povero Tremonti deve vender dei titoli di Stato, se non lo facesse non si pagherebbero più pensioni e ospedali: sarebbe un disastro. Arrivati a questo punto meglio far la secessione che andrebbe bene al sud e al nord, con patti chiari e amicizia lunga. La secessione sarebbe la migliore medicina”.
(17 luglio 2011)

Lo ha ripetuto 16 settembre:

“Il Nord non può permettersi di mantenere Roma e tutto l’assistenzialismo del Sud, che le permette di essere capitale” – ha detto, aggiungendo ottimisticamente che “ci aspetta un anno positivo: la Padania va a disegnarsi”.
(16 settembre 2011)

Anche le recenti contestazioni al giro ciclistico della Padania sono state il pretesto per riproporre lo spezzatino dell’Italia. Il 18 settembre il padre del Trota ha detto:

“La soluzione è la secessione. Come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democrazia giorno per giorno? Se qualcuno pensa che il fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce, addirittura hanno aggredito i corridori del giro di Padania.”
(18 settembre 2011)

Da buon demagogo ovviamente Bossi lancia il sasso e ritira la mano. Resta al governo e condivide la politica di B., ma scalda le piazze come un leader d’opposizione. Dopo aver tuonato per anni contro “Roma ladrona”, Bossi usa il potere con la spregiudicatezza dei peggiori politici della prima Repubblica: sono noti il caso del figlio, più volte bocciato all’esame di maturità, promosso sul campo consigliere regionale e quello del fratello, nominato assistente parlamentare di un deputato europeo leghista con uno stipendio di oltre 12 mila euro mensili.

Bossi non è poi tanto diverso dagli speculatori che giocano in borsa puntando sul fallimento dell’Italia: il suo obiettivo è portare il Paese sull’orlo dell’abisso e giocare poi a sorpresa la carta di una pericolosa sollevazione “popolare” dalla quale possa emergere la fantomatica Padania.

Spetta ai democratici impedire, con la forza delle leggi e del buon senso, questa deriva secessionista.

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