Dopo il 4 marzo: riflessioni e spunti

Quella del 4 marzo è stata senza dubbio una sconfitta per il Partito Democratico, ma anche un passaggio difficile per l’Italia, che si è ritrovata all’indomani delle elezioni senza una chiara forza di maggioranza e di fronte a un percorso accidentato per la formazione di un governo.

Una fase molto delicata che stimola in tutti noi momenti di riflessione e di dibattito: per questo è secondo noi fondamentale far partire una discussione il più possibile aperta e franca, che metta a nudo i punti cruciali e si interroghi su come e cosa fare per reagire e tornare a convincere gli italiani. Vogliamo quindi offrire spunti e contributi, per partecipare alla discussione e approfondire la questione in modo schietto e senza paura.

Iniziamo con le riflessioni di Carla Ciarlantini, nostra iscritta e Responsabile in Segreteria per il Sindacato e il mondo del lavoro.

Buona lettura!

 

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Perché abbiamo perso

 di Carla Ciarlantini

Il logoramento

Abbiamo governato 5 anni con gente con la quale non ci accomuna molto e a volte non ci accomuna niente. Per poter fare qualcosa abbiamo dovuto negoziare un‘infinità di compromessi. Risultato: agli occhi della pubblica opinione siamo quelli che fanno gli inciuci con Verdini.

 

Le priorità

Abbiamo dato spesso l‘impressione di occuparci di problemi elitari, trascurando quelli urgenti di chi elita non è. È un giudizio non sempre giusto, viste le leggi sul „dopo di noi“, il REI o gli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato, ma di fronte a leggi come le unioni civili la reazione di molti è stata di irritazione. Questione di percezione? Sì, ma la percezione conta. Almeno avremmo dovuto pubblicizzare di più il parallelismo tra iniziative, qualcosa del tipo: „Guardate che non ci stiamo occupando solo di coppie di fatto: stiamo anche facendo A, B e C“.

In un caso però credo che veramente sia mancata la dovuta priorità: la lotta alla disoccupazione giovanile e „anziana“, quella della quale sono vittime quelli che hanno più di 50 anni. Personalmente credo che specialmente la disoccupazione giovanile sia più complicata di quanto pensiamo e che molti disoccupati ufficiali in realtà ci abbiano preso gusto a lavorare al nero, credendo erroneamente di potersi mettere più soldi in tasca. Resta il fatto che il problema non mi sembra sia stato affrontato con l‘urgenza che merita.

Un altro caso di priorità mal percepita è quello dei migranti. Abbiamo dato l‘impressione di non saper affrontare il problema e di non insistere con forza sufficiente a livello EU per ottenere più supporto nella gestione dell‘accoglienza. Il risultato è che il tema migranti e sicurezza ormai è appannaggio della Lega e una grosso bacino di voti.

 

Renzi

Non sono per niente d‘accordo sul dagli all‘untore praticato dentro e fuori del PD nei suoi confronti, però va anche detto che lui spesso e volentieri si è comportato con la finezza di modi di un panzer, finendo con l‘alienarsi molte simpatie. In un‘epoca di decisioni di pancia questi comportamenti si pagano cari.

 

La comunicazione

Un disastro su tutta la linea. Chi tra gli elettori comuni si è accorto che è stata chiusa l‘odiatissima Equitalia? Chi ha saputo che i costi del personale sono stati tolti dal calcolo dell‘Irap, una misura che ha dato un po‘ d‘ossigeno alle aziende e forse ha contribuito alla ripresa delle assunzioni? E il REI? E la partecipazione ai progetti finanziati dall‘UE? E chissà quanto altro è passato sotto colpevole silenzio. In compenso abbiamo quel sito orrendo che si chiama „Renzi News“, abbiamo i „me too“ (nel suo significato originario) come il bus della Boschi, che bus non è, in risposta a quello – vero – di Fico, abbiamo gli esponenti di rango del partito che parlano a ruota libera con la stampa, ogni volta che a loro salta il ticchio, spesso su temi cruciali, senza dimostrare quel tanto di semplice buonsenso che ci consiglia di non iniziare una diatriba sui pro e contro della chemo, quando nel gruppo c‘è qualcuno in terapia antitumore.

 

Non siamo mai riusciti ad essere i primi ad annunciare un buon risultato, a darne fondate motivazioni, ad informare senza toni bombastici, ma con argomenti validi. Abbiamo lasciato l‘informazione ai grillini, che questo lavoro lo sanno fare benissimo. Forse dovremmo arruolare la Casaleggio e Associati!

 

Aggiungo qui qualche riga sulla questione di un possibile sostegno, esterno o meno, ad un governo M5S.

Tra i miei contatti Facebook ci sono un paio di pentastellati. Fino a poco fa i pesci in faccia al PD si sprecavano. Chiedo scusa, ma devo usare un linguaggio non mio: il loro termine più cortese per gli iscritti ed elettori PD era “leccaculi”, quello per Renzi era “cazzaro”. Vi risparmio ulteriori esempi.

Da poco dopo le elezioni il tono è radicalmente cambiato. Uno dei suddetti contatti ha perfino pregato chi era dell’area PD: “Per favore, dite ai vostri dirigenti di parlare con noi”. Oppure: “Il PD ha diritto ad un ruolo nel governo”.

Ora, io sarò una romanaccia malfidata, i miei pensieri saranno un cocktail di tatticismo e burinaggine, ma io non credo nelle conversioni sulla via di Damasco. La gente non cambia opinione così rapidamente. E allora come mai tutte ste sviolinate dopo gli insulti?

Mio parere: il M5S si sta accorgendo che promettere la luna è un conto, tirarla giù dal cielo e parcheggiarla sulla terra è un altro. Prima o poi i loro elettori se ne accorgeranno e per allora sarebbe bello – dal loro punto di vista – avere qualcuno sul quale buttare la colpa.

Gente, il M5S non cerca un sostegno: cerca un capro espiatorio!