Dopo il primo turno

Il popolo del centrosinistra ha dato vita a quella grande prova di democrazia che sono state e sono le primarie. I risultati definitivi non ci sono ancora, ma sono solo le 23.45 di domenica. Per passare il tempo, in televisione il tg3 dà la parola all’Elefantino Cortese, Giuliano Ferrara. Il quale offre una interpretazione dei dati – peraltro provvisori – che non può piacere né ai sostenitori di Renzi, né a quelli di Bersani: dice l’Elefantino, che con Renzi finalmente una parte consistente della sinistra vota per un candidato che ha proposte chiaramente di destra.

Una polpetta avvelenata, ovviamente. Cucinata da una “mente” vicinissima a Berlusconi e quindi da rispedire in cucina.

Cosa dicono invece veramente le primarie, almeno sulla base dei primi dati disponibili? Secondo me, mandano al Partito Democratico e ai suoi candidati alcuni messaggi. Due credo siano condivisi da tutti.

Le primarie sono ormai un momento ineliminabile della democrazia del centrosinistra. Più di 4 milioni di votanti lo confermano. Punto, senza se e senza ma. Chiunque sia in futuro il leader del partito e della coalizione deve saperlo.
La competizione è stata vera, a tratti accesa e molto combattuta. Sostanzialmente leale e libera. Con il risultato di avvicinare al centrosinistra elettori o ex elettori che altrimenti sarebbero rimasti a casa. Benissimo.

Meno consenso possono invece trovare, comprensibilmente, altre considerazioni, a seconda della posizione sostenuta da ciascuno. Sono quelle relative alla distribuzione del voto tra i candidati. Lo ripeto, i dati sono parziali e si riferiscono a una parte delle schede scrutinate. Questi dati dicono che Pierluigi Bersani avrebbe circa il 44-47%, seguito da Matteo Renzi con il 36-37% e da Nichi Vendola con il 14-15%. Staccati da loro, Laura Puppato e Bruno Tabacci.

Se questi dati saranno confermati, domenica prossima Pierluigi Bersani e Matteo Renzi andranno al ballottaggio. Entrambi hanno raccolto un consenso sostanzioso, non sufficiente per vincere già ora, ma comunque in grado di condizionare il futuro del PD e del centrosinistra. Buono è stato anche il risultato di Vendola, che sembra aver ottenuto un abbraccio affettuoso dagli elettori della sua regione, la Puglia. Tabacci e Puppato erano oggettivamente in situazione di svantaggio mediatico, ma va riconosciuto che si sono battuti onorevolmente.

Le primarie ci confermano che il centrosinistra non è un blocco omogeneo. Ha più anime ed è inquieto, come inquieta e incerta è la società italiana nell’anno quarto della grande crisi economica e finanziaria che conosciamo. Ha la forza di di vincere le elezioni e di dare al Paese un nuovo e competente governo, ma a una condizione: quella che la coalizione resti unita e che sappia valorizzare tutti i contributi.

Il popolo del centrosinistra chiede ai propri leader – a tutti – la capacità di parlarsi, di collaborare tra loro, di capire e se del caso riconoscere le ragioni degli avversari. Non si tratta ovviamente di ribaltare il risultato che uscirà dalle urne domenica 2 dicembre, ma di chiedere al vincitore di essere un grande leader, capace di ritrovare quelle ragioni di unità che facciano sentire tutta la coalizione unita attorno a lui. Intendiamoci, sia Renzi che Bersani hanno detto chiaramente quali sono le loro ipotesi programmatiche e non mi attendo da loro cambi di rotta. Non sarebbe nemmeno un segno di rispetto verso gli elettori che li hanno scelti.

E tuttavia: guardare alle proposte degli altri – non solo a quelle dei due maggiori protagonisti, ma anche a quelle di Vendola, Puppato e Tabacci – per integrarle, nei limiti del possibile, nel programma che la coalizione proporrà al Paese è una necessità politica della coalizione. Finiti gli applausi ai candidati, spenti i riflettori è questo il compito che spetterà al vincitore.

Lascia un commento

Un commento su “Dopo il primo turno”