IL PD, Bersani e l’uguaglianza

Le primarie sono sempre più vicine. La destra berlusconiana e Grillo speravano in uno scontro fratricida capace di dividere irreparabilmente il PD e la coalizione. Lo scontro all’ultimo colpo basso non c’è, ma il dibattito esiste, eccome! Con qualche sorpresa. Salta agli occhi di tutti gli osservatori come ci siano ben più punti d’incontro tra i candidati in lizza che di divisione. Anche dai candidati non espressione del PD (Vendola e Tabacci) sono venuti messaggi positivi per la coalizione. E questo è certamente un bene, perché dopo le primarie sarà comunque la squadra del centrosinistra a scendere in campo per salvare il Paese dalla deriva politica e dalla bancarotta economica. Come in tutte le squadre, i talenti dei singoli giocatori contano, ma contano se servono a raggiungere il risultato desiderato e quindi solo se vengono messi a disposizione del team. Insomma, insieme si vince o si perde.

Pierluigi Bersani
Pierluigi Bersani

Questa comunanza d’idee di fondo rende però un po’ più difficile capire dove siano i confini tra le proposte di Bersani, Vendola, Renzi, Puppato e Tabacci. E non aiuta forse a comprendere perché l’uno o l’altro dei candidati sia da preferire per il ruolo di guida della coalizione. È così quasi inevitabile far risaltare, in positivo o in negativo, aspetti del programma o della personalità di ciascuno dei contendenti, prendendo quegli elementi che sembrano più caratterizzare i singoli pretendenti alla guida della coalizione.

In un mio contributo al dibattito ho preso spunto dall’interessante articolo di Vito Francesco Gironda per soffermarmi su un termine importante del programma di Renzi, il “merito”. Oggi vorrei fare qualche considerazione su una parola chiave del programma di Bersani, “l’uguaglianza”.

“Negli ultimi dieci anni l’Italia è divenuta uno dei Paesi più diseguali del mondo occidentale“:per il segretario del PD questa è la constatazione da cui partire per modificare la situazione. Ma in che direzione? In quella di “dare più peso al lavoro rispetto alla rendita”, cioè di ridare dignità (e reddito) a chi lavora e, nello stesso tempo, di chiedere a chi vive di rendita di partecipare maggiormente al bene comune. In questo la sua posizione è parecchio distante da quella di un sostenitore di Renzi come il finanziere Serra, che a una domanda di un giornalista che gli chiedeva se era o meno favorevole a tassare i redditi più alti ha risposto abbastanza evasivamente.

Bersani invece è inequivocabile quando afferma: “Si esce dalla crisi solo se chi ha di più è chiamato a dare di più. E chi ha di meno viene aiutato a migliorare le proprie condizioni di vita. “.
Uguaglianza per Bersani significa unire insieme solidarietà e giustizia, due valori importanti del pensiero democratico e progressista moderno, ma anche del cattolicesimo postconciliare e della sinistra di tradizione socialista e comunista italiana – un retroterra culturale e politico che si percepisce nei suoi interventi come peraltro in quelli degli altri candidati, da Vendola a Tabacci. Meno, in verità, in Renzi, che anzi si accredita volutamente come un candidato “senza storia”.

La giustizia solidale verso i più deboli proposta da Bersani chiede a tutti, anche agli stessi “più deboli”, di costruire insieme il futuro. Non è un assistenzialismo vecchia maniera quello che propone, ma un impegno collettivo per far ripartire l’Italia. Donne, giovani, Mezzogiorno sono soggetti del loro riscatto sociale e il governo di centrosinistra a loro dovrà guardare con attenzione, anzi il governo dovrà “guardare la società con i loro occhi”.

Un punto debole lo presenta anche questa visione: gli anni che stiamo attraversando sono anni difficili. Far ripartire l’economia, dare lavoro ai giovani e a chi è in difficoltà, rimettere in piedi un Paese che non solo la crisi e le politiche europee hanno indebolito, ma anche troppi anni di governo della destra, non sarà né facile né indolore. Bersani lo sa. Come sa bene che solo se il governo del centrosinistra troverà il giusto equilibrio tra le esigenze della gente e quelle del Paese nel suo complesso avrà la possibilità di vivere a lungo. Ovviamente Bersani non può prevedere il futuro o entrare già ora nel merito di singoli provvedimenti. Ma il suo ribadire che l’eguaglianza sarà un principio rilevante, se non “il” principio dell’azione del suo governo mi sembra non sia un’affermazione di poco valore.

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