L’assemblea, le primarie e il camper

Chi, come me, ha seguito via web i lavori dell’assemblea nazionale del Partito Democratico ha certamente colto la serietà e la ricchezza del dibattito con cui la dirigenza del partito ha dato via libera alle elezioni primarie. Prima ancora della soddisfazione per l’approvazione di una procedura che consentirà un confronto interno alla coalizione, vi è da essere orgogliosi del modo in cui vi si è arrivati, evitando di cadere nelle trappole di chi sperava in un PD irrimediabilmente diviso già nello stabilire le regole del gioco.

In un Paese in cui per troppi la politica è sinonimo di faziosità, corruzione e ricerca del personale interesse l’assemblea nazionale ha dimostrato di voler dare un senso a quell’aggettivo – democratico – che è nome ed essenza del PD. Lo ha fatto rimuovendo l’ostacolo che si frapponeva alla candidatura del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e di altri candidati oltre al Segretario Bersani. In questo modo, gli iscritti e gli elettori del partito e quelli delle altre forze politiche della coalizione di centrosinistra potranno scegliere effettivamente tra più personalità e opzioni politiche, senza inquinamenti del voto come purtroppo è avvenuto nel recente passato.

Al Segretario Bersani va riconosciuto il merito di aver rinunciato al diritto, che lo statuto gli riconosceva, di rappresentare il PD in modo esclusivo nelle primarie di coalizione. Tutto il partito gliene deve essere grato perchè primarie libere e con regole chiare sono quasi più importanti del nome del vincitore o della vincitrice.

Bersani nel suo discorso all’assemblea ha anche mostrato di essere ben consapevole che queste elezioni primarie, e soprattutto le elezioni politiche che seguiranno, incideranno sul futuro del Paese in una fase di grande disorientamento degli elettori, stretti tra la crisi economica e quella, forse ancor più radicale, dei valori. Per questo è necessario costruire una grande partecipazione popolare alle primarie e fare di questo appuntamento un’occasione di dibattito politico aperto a tutti coloro che, anche criticamente, si riconoscono nell’area del centro sinistra.

Come semplice elettore del PD mi spiace solo non aver sentito, tra i tanti interventi dell’assemblea nazionale, la voce di Matteo Renzi. La sua presenza avrebbe permesso a lui di far conoscere le sue posizioni e a molti altri di valutarle con serenità. Certo, anche girare l’Italia in camper (sia pure senza simboli del PD) serve per farsi conoscere, ma il massimo organismo del partito cui i appartiene non è un luogo qualsiasi e forse il camper di Renzi una fermata a Roma la poteva fare in questa occasione. Sarebbe stato il momento giusto per segnalare a tutti la sua appartenenza al variopinto mondo PD e un modo corretto per affrontare le primarie.

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