L’ingresso nel PSE e il futuro dell’Europa

Il Partito Democratico ha finalmente deciso di aderire al PSE e questa è stata una scelta presa a larga maggioranza, ma con grande ritardo. Il luogo naturale del PD non poteva che essere il PSE e questo avremmo dovuto certificarlo già molto prima, tuttavia è importante esserci arrivati, a questo traguardo, con 121 voti favorevoli ed un 1 solo contrario.

Oggi, complice forse la ristrutturazione complessiva delle forze politiche da sinistra a destra, è stato più semplice far prevalere una visione rispetto ad un’altra. Dopotutto, l’unico voto contrario è stato quello di Fioroni, in passato si sarebbero aggiunti, forse, quello della Binetti (ora UDC) e quello della Lanzillotta (ora Scelta Civica) e di altri che alle ultime elezioni hanno deciso di sostenere il progetto di Mario Monti, la speranza naufragata di diventare una forza “bilancia” tra PDL e PD. Il PD ha iniziato a riconoscersi un’identità e ora può uscire da una condizione di schizofrenia che lo rendeva apolide, in Europa.

Al congresso del PSE a Roma, anche per la più grande forza politica italiana, la parola “sinistra” non suona più come una minaccia né un’offesa. Anzi, riacquista dignità nei suoi valori e obiettivi, e diventa anche una bussola con cui possiamo orientare le nostre azioni future, per un’Europa più solidale, più coesa e più attenta ai bisogni delle persone. Un’Europa che continui con determinazione il percorso d’integrazione iniziato ormai decenni fa e che sembra ancora lontano dal completarsi.

Con i venti di guerra che soffiano alle porte d’Europa, in Ucraina, questa missione è ancora più urgente e importante. Allora voglio riprendere le parole di Robert Schuman, pronunciate il 9 maggio 1950, perché ancora attuali, come parole di speranza: “la pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi proporzionali ai pericoli che la minacciano. Il contributo che un’Europa organizzata e vitale può apportare alla civiltà è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche. L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da relazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”.

Ecco, quindi, l’augurio che ci facciamo per questo nuovo percorso nel PSE, per una nuova Europa, che possa davvero diventare un’entità reale capace di promuovere la pace, di essere argine di conflitti e fondata su una solidarietà di fatto tra comunità, popoli e generazioni.

Andiamo avanti, insieme!

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