Lo studio della Bundeswehr sul picco del petrolio

Nicola Marangoni ha tradotto un interessante articolo e ci ha inviato la traduzione che volentieri pubblichiamo.
l’originale dell’articolo si trova presso:
http://www.fcnp.com/commentary/national/10158-the-peak-oil-crisis-the-german-army-report.html

Negli ultimi cinque o sei anni almeno 20 importanti studi, che
trattano direttamente o indirettamente la possibilità di una grave
penuria energetica nel prossimo futuro, sono stati pubblicati da
organizzazioni governative e non governative.
Gli studi condotti da enti governativi sono tuttavia rari, poiché
quasi tutti i governi del mondo preferiscono aspettare il più a lungo
possibile prima di affrontare la miriade di problemi che il calo
dell’estrazione di petrolio provocherà. Le eccezioni a questo fenomeno
di rifiuto, tuttavia, sembrano essere le organizzazioni militari che
portano nel loro DNA la tendenza alla pianificazione realistica. Tutte
le organizzazioni militari sanno di aver sviluppato nel secolo scorso
una forte dipendenza da combustibili liquidi, e che la loro efficacia
sarebbe fortemente diminuita da eventuali fenomeni si scarsità o
prezzi molto elevati.

L’anno scorso due organizzazioni per la pianificazione militare hanno
reso pubblici studi che prevedono che le gravi conseguenze
dell’esaurimento del petrolio ci colpiranno a breve. Negli Stati Uniti
il Joint Forces Command ha concluso, senza spiegare come sono arrivati
a tali date, che entro il 2012 il surplus produttivo di petrolio
potrebbe scomparire del tutto e che entro il 2015 il deficit
estrattivo globale potrebbe raggiungere i 10 milioni di barili al
giorno. Verso fine anno è trapelato il draft di uno studio
dell’esercito tedesco, che ha cercato di approfondire l’analisi delle
conseguenze del picco della produzione petrolifera mondiale. Lo studio
tedesco è unico per la franchezza con la quale esplora le conseguenze
disastrose che potrebbero essere in serbo per noi.

Il Bundeswehr Transformation Center, l’organizzazione che ha preparato
lo studio, inizia con l’asserzione che, a causa dell’ingente numero di
forze in gioco, è impossibile stabilire una data precisa per il picco
del petrolio, ma che diventerà evidente con il senno di poi. I
tedeschi ritengono inoltre che sia già troppo tardi per completare una
transizione completa verso un’economia globale senza combustibili
fossili. Essi introducono la nozione di “punto di non ritorno
economico indotto dal picco del petrolio” che provocherebbe un tale
danno economico da rendere impossibile una valutazione dei possibili
risultati.

Per il prossimo futuro lo studio prevede che un forte aumento del
prezzo del petrolio danneggerà i sistemi agricoli ad alta intensità
energetica che producono gran parte del nostro cibo. Non solo i costi
di fertilizzanti e pesticidi potrebbero diventare proibitivi, ma il
massiccio impiego di mezzi di trasporto petrolio-dipendenti necessari
alla distribuzione dei prodotti agricoli a lunga distanza potrebbe
rendere il cibo insostenibile per molti.
Lo studio continua postulando una “crisi di mobilità” che deriverebbe
da un aumento sostanziale dei costi di esercizio per automobili
private e camion. Anche se l’improvvisa penuria potrebbe essere
mitigata da misure volontarie e regolatrici, in ultima analisi la
crisi di mobilità amplificherà il peggioramento della situazione
economica.

Siccome il petrolio è utilizzato, direttamente o indirettamente, in
quasi il 90 per cento delle attività industriali, ingenti aumenti del
prezzo del petrolio si ripercuoterebbero sui rapporti tra i prezzi di
diversi beni. Il commercio interno ed estero dovrà adattarsi a questi
nuovi rapporti, ma così facendo verrà sconvolta l’economia. Mentre le
aziende si convertiranno a forme meno petrolio-dipendenti di servizi e
produzione, si vivrebbe probabilmente un lungo periodo di
“disoccupazione da transizione” che diventerà un grosso problema
economico. È possibile che l’attuale crisi del lavoro non sia altro
che la punta dell’iceberg di un periodo di “disoccupazione da
transizione” che potrebbe continuare per decenni.

Lo studio tedesco sostiene che tutti i paesi sulla terra prima o poi
dovranno affrontare il problema della transizione a un’economia
“post-combusibile fossile”. Non essendosi mai verificata una
transizione del genere, non ci sono linee guida su come deve essere
affrontata. Di grande importanza sarà la volontà da parte delle
nazioni di attuare le politiche economiche necessarie a tale
transizione. Le forme di governo saranno messe a dura prova. I
tedeschi, che hanno molta esperienza in queste faccende, rilevano che
solo il continuo miglioramento delle condizioni di benessere
garantisce l’esistenza di una società tollerante e aperta. La diffusa
disoccupazione e gli alti costi della mobilità, che quasi per certo
accompagneranno la transizione verso un mondo “post-combustibili
fossili”, sottoporranno le forme democratiche di governo a sfide
estremamente difficili. Si ricordi per esempio la Repubblica di
Weimar. Degni di nota sono gli studi recenti in seno all’OCSE, che
mostrano come le preferenze elettorali per i partiti politici
estremisti e nazionalisti tendono ad aumentare con il peggioramento
dell’economia.

Per il futuro immediato, lo studio dell’esercito tedesco prevede:
1. l’aumento dei prezzi del petrolio e la conseguente riduzione dei
consumi e della produzione economica (cioè una recessione o peggio)
2. aumento del costo dei trasporti, che porterà alla riduzione del
volume degli scambi e di conseguenza alla diminuzione del reddito per
molti e alla mancanza di cibo per alcuni
3. pressione sui bilanci pubblici, che dovranno assicurare
l’alimentazione delle popolazioni, affrontare le conseguenze sociali
della disoccupazione di massa, e tentare di investire in fonti
sostenibili di energia. Le entrate dei governi sono destinate a
diminuire, la disoccupazione ad aumentare insieme alla resistenza a
ulteriori tassazioni.

Nel medio termine, molte aziende comprenderanno che l’economia globale
si contrarrà per un lungo periodo e agiranno di conseguenza. In
un’economia che si contrae a tempo indeterminato, il risparmio non
sarà più investito per l’assenza di prospettive di utili e della
possibilità di pagare gli oneri finanziari. In questo contesto, il
sistema bancario, le borse e i mercati finanziari faranno fatica a
sopravvivere.
Le Banche non avrebbero più ragione di esistere poiché non sarebbero
in grado di pagare gli interessi sui depositi o di trovare società e
persone cui far credito. Il passo finale sarà la perdita di fiducia
nelle valute e con esse la capacità di eseguire normali transazioni
economiche al di fuori del baratto.
Se tutto questo può suonare estremo alle orecchie americane,
ricordiamo che i tedeschi hanno vissuto molto più di tutto ciò nel
secolo scorso. Ciò che è interessante è il modo in cui espongono il
loro punto di vista – senza peli sulla lingua.

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