Per governare il Paese. Con giustizia.

Ci si avvicina alle elezioni e – come quando la nebbia mattutina si alza e il paesaggio si distingue più chiaramente – il quadro delle alternative politiche si fa sempre più nitido. Il centrosinistra – la coalizione formata dal nostro Partito, da SEL e dal PSI – è il progetto politico di gran lunga più solido. Le primarie per stabilire il leader e quelle per la scelta dei candidati hanno dato alla coalizione per l’”Italia Giusta” una legittimazione popolare che nessuna aggregazione politica ha avuto la forza, o più spesso il coraggio, di cercare.

Eppure sbaglia chi pensa che una buona partenza equivalga a un arrivo vittorioso. La campagna elettorale sarà breve, ma intensa e molto difficile. Bisogna, dunque, fare uno sforzo collettivo per raccogliere attorno al centrosinistra, e al Partito Democratico in particolare, tutte le adesioni possibili. Per questo è indispensabile che ciascuno di noi, nei limiti delle possibilità di ciascuno, cerchi il dialogo con amici, parenti e conoscenti e faccia conoscere le idee del centrosinistra per rimettere in sesto l’Italia.

Non dobbiamo tralasciare nemmeno un voto, se vogliamo arrivare alla sera del 25 febbraio con un risultato positivo per l’Italia, cioè una chiara, netta vittoria per la nostra coalizione. Perché questo deve essere l’obiettivo primario, non possiamo accontentarci di una vittoria parziale che costringerebbe a compromessi forse troppo dolorosi.

Gli avversari da battere: i populisti

I nostri avversari sono in primo luogo i populisti di ogni colore, quelli che sanno solo dare risposte apparentemente semplici a problemi complessi. Sono bravissimi nel fare propaganda – chi con le televisioni, chi in rete. Strillano, insultano, fanno sceneggiate. Il tutto per nascondere la loro essenza, la loro idea di una democrazia senza cittadini pensanti e critici, fatta solo di telespettatori, di folle applaudenti, di tifosi vicini all’isteria. Alle elezioni saranno molti: da Berlusconi, per il quale le elezioni sono ormai solo un modo di difendere se stesso e le sue aziende, alla Lega dalle connotazioni separatiste e xenofobe, al partito di proprietà di Grillo e di Casaleggio fino alla lista degli ex magistrati Ingoia, De Magistris e Di Pietro, che un giorno cercano il dialogo con il PD e quello seguente cercano d’ingraziarsi Grillo.

Queste liste, partitini e movimenti sono la schiuma sulla superfice di un mare in burrasca – quello della politica italiana – e c’è da sperare le elezioni siano per loro un vento che li ridimensioni, cioè ottengano uno scarso seguito. Fino a prova contraria, non credo che con loro non si possa salvare l’Italia o costruire qualcosa di buono.

Monti e il centro (vaticano)

Il fatto che Monti sia “salito” in politica è, dal punto di vista del centrosinistra, un fatto che non può essere definito solo positivo o solo negativo.

È certamente un bene per il Paese e per il sistema politico che si formi un’area di centro/centrodestra con una connotazione veramente europea e non populista. Riforme costituzionali serie e radicali sono, infatti, possibili solo se in Parlamento si formerà una larga maggioranza disposta a cambiare la seconda parte della Costituzione (sull’ordinamento della Repubblica) senza rinnegare le basi ideali della nostra democrazia contenute nei “Principi fondamentali” e nella prima parte del testo stesso (Diritti e doveri dei cittadini). Molte affermazioni contenute nell’Agenda Monti lasciano pensare che questo potrà essere un impegno comune del centrosinistra e dei montiani.

Ma l’eterogenea area che si autodefinisce di centro è portatrice di proposte solo in parte armonizzabili con quelle del Partito Democratico: se dopo le elezioni per governare l’Italia fosse necessario stringere un patto con Monti e i vari partitini che lo sostengono sarebbe difficile affrontare con equilibrio e una visione laica del ruolo dello Stato alcuni grandi temi sociali. Per esempio, i temi che toccano l’etica – tutto ciò che riguarda la vita, la morte, l’amore – e le convinzioni di ciascuno i Montiani, pur essendo divisi al loro interno, sarebbero più un frenoche un impulso per riforme in senso “europeo”.

Sul problema essenziale per la crescita e quindi anche per creare le condizioni utili a ridurre il debito pubblico, cioè quello di creare il lavoro che manca, la visione di Monti – lo si è visto nell’anno del suo governo – è diversa da quella del centrosinistra.

Ma soprattutto sul tema della giustizia sociale la distanza tra Monti e i suoi alleati da un lato e la nostra coalizione dall’altro è evidente: fino ad ora la crisi è stata fatta pagare a chi già prima poco aveva, a chi era senza lavoro o ne aveva uno precario. I lavoratori a stipendio fisso, i pensionati e anche il ceto medio sono stati tartassati da tasse e tariffe, mentre ai più ricchi non è stato chiesto che un simbolico contributo.

Solo il PD e la coalizione di centrosinistra potranno dare alla parola “equità” quel posto centrale nel programma di governo che deve avere.

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