Primarie – Una grande prova democratica

La destra che fu, quella che ha rovinato per troppi anni l’Italia, è in crisi. Tutti litigano con tutti: Polverini con il PdL, Alfano con la Santanché, Formigoni con Maroni… Berlusconi resta alla finestra, un giorno dice di non candidarsi e quello seguente ci ripensa. State certi, però, che quando la campagna elettorale inizierà lo vedrete fare una capriola, inventare un nuovo inno, issare una bandiera meno usurata, farsi fare un bel trucco al volto e mettersi davanti alle (sue) telecamere per spiegare agli italiani che lui è l’Uomo della Provvidenza.

No, grazie. Abbiamo già dato e speriamo che quella pagina buia non si riapra davanti agli italiani, che a tutti noi sia risparmiata la vergogna di sentirci tanto mal rappresentati in Italia come all’estero.

Per scongiurare il pericolo di un ritorno del Presidente del Bunga-Bunga, il centrosinistra si è messo in movimento e il 25 novembre ci saranno, come sapete, le elezioni primarie della coalizione. Elezioni per la scelta del candidato a guidare la coalizione e il prossimo governo, primarie fortemente volute dal nostro partito e dal Segretario Bersani, che ha persino rinunciato al diritto di partecipare come unico rappresentante del PD. Una scelta giusta, a mio parere, per vari motivi.

Un partito veramente democratico – come noi vogliamo essere – ha bisogno del confronto fra varie opzioni. Ne ha bisogno a livello locale, nei comuni come nelle regioni, ma anche alle elezioni politiche. Perché l’essenza stessa della democrazia è quella di poter scegliere tra candidati con programmi non identici.

La candidatura del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, proposta da una parte del PD e purtroppo sostenuta anche da molti nostri avversari, rende le primarie più interessanti e vere. Bersani e Renzi sono entrambi costretti a precisare meglio le loro scelte, ma anche gli elettori del centrosinistra non possono più restare a guardare e devono informarsi, valutare i candidati e scegliere quello che fra loro:
– ha le maggiori possibilità di vincere non solo le primarie, ma soprattutto le elezioni politiche di primavera
– ha la capacità di parlare a tutto l’elettorato del centrosinistra, anche oltre quindi i confini del Partito Democratico, e ai dirigenti delle altre forze politiche
– ha la forza di tenere unite le varie anime del PD e della coalizione di governo.

Perché una cosa è certa: vincere le primarie per poi perdere le elezioni non serve a nessuno. Soprattutto non serve all’Italia, quel bene comune – come ci ricordano i manifesti delle primarie – cui tutti noi guardiamo a volte con nostalgia, altre con rammarico, altre ancora con rabbia. Per vincere le elezioni e per governare bene senza cadere nelle trappole della destra (che in questi giorni sembra contenta di mettere zizzania tra Bersani e Renzi) e senza ripetere gli errori di quel centrosinistra diviso che per due volte ha regalato il Paese a Berlusconi, serve unità, senso della misura e capacità di parlarsi.

Si può essere avversari alle primarie e uniti il giorno dopo? Non solo si può, ma si deve!

Per questo spero, come tanti elettori, simpatizzanti o iscritti che le primarie aiutino a capire che il PD è la casa comune dei democratici e progressisti italiani, una casa dove si discute, dove magari in certi momenti si litiga e ci si emoziona, ma dove il rispetto per le persone non viene mai meno – nemmeno nelle fasi di maggiore confronto. Se così sarà, le primarie non saranno quello che la destra vorrebbe, cioè una resa dei conti, alla fine della quale nessuno avrebbe più la forza di opporsi a Berlusconi, ma una grande prova di democrazia.

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