Quali i criteri per le chiusure di Consolati e Istituti di Cultura?

 

Secondo quali criteri si scelgono gli Sportelli Consolari e gli Istituti Italiani di Cultura da chiudere? Come si è arrivati ad identificare lo Sportello consolare di Saarbrücken, l’Agenzia Consolare di Nürnberg, l’Istituto Italiano di Cultura di Stuttgart e le Sezioni di Wolfsburg e Francoforte? Quali sono i risparmi che si otterranno?

Alla vigilia dei prossimi decisivi incontri fra Amministrazione e Parti politiche, il PD Germania con l’appoggio dei suoi Circoli, esprime la sua più netta contrarietà alle chiusure preannunciate in Germania.

Ancora una volta è legittimo chiedersi che senso ha procedere allo smantellamento di tante sedi se non si conoscono nemmeno i risparmi che ne dovrebbero scaturire, o forse si vuole procedere come per il Consolato Generale di Amburgo dove la sede risulta ancora non venduta dopo la chiusura avvenuta qualche annetto fa? Credo che tutti noi possiamo immaginarci che chiudere lo Sportello consolare di Saarbrücken e l’Agenzia consolare di Norimberga, dove vi lavorano soprattutto impiegati a contratto per garantire un elementare servizio ai nostri connazionali, non siano veri risparmi da pesare in modo decisivo sul recupero di fondi. Ma possono incidere in maniera determinante nel creare forti disagi ad una comunità sempre più in crescita. Immaginiamo un signore di una certa età che partirebbe per esempio da Aschaffenburg, dato che gli toglierebbero la possibilità di avere uno Sportello a Norimberga, per un viaggio di 700 chilometri destinazione Monaco per il disbrigo di elementari pratiche burocratiche? E la comunità di Saarbrücken che si vedrebbe costretta ad affrontare addirittura un viaggio in un’ altra regione, cioè in Assia, a Francoforte sul Meno. Sono queste le prospettive? Ripensare e razionalizzare significa anche riflettere in maniera sensata sul sistema delle retribuzioni, che va adeguato ai sistemi retributivi delle rappresentanze degli altri paesi europei, sulle alternative di rilascio di carte di identità a livello europeo nel comune tedesco dove si risiede, su servizi telematici. Dunque, tutta una serie di riflessioni serie che vanno fatte prima di chiudere  le sedi con l’effetto collaterale di lasciare i nostri connazionali senza servizi sostitutivi in un momento dove gli arrivi dall’Italia sono in forte aumento. E ci siamo mai chiesti come le sedi dove verranno smistate le pratiche, già al di sotto di organico, dovrebbero smaltire l’enorme carico di lavoro in più?

Ancora più assurdo è voler risparmiare sulla cultura che dovrebbe essere il vero motore della nostra economia e che richiede allo Stato un investimento minimo. Ogni Istitituto Italiano di Cultura ha un legame particolare con il suo territorio e coltiva il meglio che l’Italia ha da “esportare” all’estero: la cultura! Il Ministero degli Affari Esteri non risparmierebbe nulla a chiuderli, perché non c’è più niente da ricavarne a seguito di una politica penalizzante caratterizzata da tagli lineari che negli anni ha ridotto all’osso le dotazioni degli Istituti. Wolfsburg, Francoforte e Stoccarda vanno mantenute, ognuna con la sua importanza per le   molteplici relazioni  tra l’Italia e la Germania e come ponte culturale per tutti gli italiani di terza, quarta generazione e per i nuovi flussi migratori.

Come pensare di chiudere, per esempio, un Istituto di Cultura, come quello di Stoccarda, dove risiede la più numerosa comunità italiana in Europa (ca 200.000 italiani giá alla terza o quarta generazione e migliaia di nuovi emigrati), in un Land come il Baden-Württemberg che è una delle regioni piú ricche della Germania e sede di importanti multinazionali tra le quali si citano: Mercedes Benz, Porsche, Bosch, Würth, SAP, Hewlett-Packard, IBM, IVECO, Ratiofarm ecc. L’Italia è per il Baden-Württemberg uno dei principali partner commerciali. Nel 2012 le esportazioni dal B-W in Italia ammontano a 7.943,5 milioni di Euro mentre le esportazioni dall’Italia nel B-W a 9913,8 milioni di Euro. Insieme alla Baviera il Baden-Württemberg è il Land con la maggior parte di turisti che scelgono mete italiane. Francoforte è la sede di una delle più rinomate Fiere del Libro al mondo, nonché sede della Banca Centrale Europea, mentre Wolfsburg è sede della Volkswagen e conta una numerosa comunità italiana.

Secondo i dati della Farnesina, gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo ricevono 12 milioni di euro dal bilancio dello Stato ma generano circa 17 milioni con sponsorizzazioni e corsi.  A differenza dei miseri 12 milioni di euro italiani,  la Francia mette a disposizione della sua rete di lingua e cultura risorse per 760 milioni di euro. II British Council dispone di 826 milioni di euro annui in finanziamento pubblico, il Goethe Institut riceve complessivamente 218 milioni di contributi statali e 103 milioni da sponsorizzazioni. In Spagna la rete dei Cervantes è attiva con un bilancio di 97 milioni di euro, di cui 80 milioni di contributi pubblici.

Ha senso chiudere Consolati e Istituti Italiani di Cultura in un Paese come la Germania? È un proposito doppiamente miope. Da una parte perché la presenza italiana è aumentata di ben 33mila unità dal 2009 al 2012 (oggi sono oltre 685.000 i nostri connazionali che risiedono sul suolo tedesco). Parallelamente e nello stesso periodo le presenze turistiche tedesche nel “Bel Paese” sono andate crescendo costantemente del 10% annuo – un trend che resterà positivo anche nei prossimi anni.

Chiudere gli Istituti Italiani di Cultura significa non avere una visione strategica dell’importanza della cultura italiana nel mondo che va addirittura rafforzata.  Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna hanno investito notevoli risorse nella promozione culturale all’estero, può l’Italia con un patrimonio culturale apprezzato in tutto il mondo esserne da meno?

Gli sprechi  sono da individuare altrove e sono sotto gli occhi di tutti.

Cristina Rizzotti, Segretario PD Germania

per approfondire:

Comunicato CONFSAL UNSA

Articolo di Beppe Severgnini sul “Corriere”

Lascia un commento