Quella morale che va in pezzi

Come molti di noi in questi anni e ancor più in questi ultimi mesi, mi pongo il problema di cosa sia la morale e siccome non mi arrendo alle quattro chiacchiere che sento in TV, ho deciso di comperare un libro che potesse aiutarmi a capire un po’ meglio. „Alcune questioni di filosofia morale „ della Hannah Arendt suggerisce spunti di riflessione che in autonomia sviluppano idee e collegamenti con l’attualità.

Descrivendo il concetto di „male“ e della sua nascita nell’antica Grecia la Arendt arriva fino al periodo della Seconda Guerra Mondiale. Qualcuno di voi si chiederà cosa c’entri tutto questo con il mio scrivere e il vostro leggere. Ebbene, ad un certo punto ella sviluppa il concetto del „male senza radici“ per me un concetto illuminante. La Arendt sostiene che non è del male radicato che dobbiamo temere, poiché quello avendo radici ha una coscienza e la capacità di riflettere sui proprio errori. Il male sradicato (definizione mia) è invece un male che, non avendo radici -appunto-, non ha capacità di autoriflessione e dunque non può correggersi. La riflessione diventa la base del comprendere e del modificare quanto di sbagliato è stato commesso. Fin qui, nulla di strano, penserete, questo lo sapevamo anche noi! Ma quanti hanno davvero riflettuto sulle conseguenze di un mondo che non riflette che corre che impone sempre cose nuove? La riflessione è stata sempre quella, che anche nel privato, ci ha aiutato a capire dove andare e come scegliere la strada giusta. Che cosa c’entra tutto questo con noi, con il nostro partito e con l’Italia? Ebbene la Arendt non si ferma qui, ella continua sostenendo che quando manca la riflessione il male diventa male allo stato puro e dunque capace di ripetersi all’infinito. Su questa linea ella cita una frase di Immanuel Kant „Wenn die Gerechtigkeit untergeht, hat es keinen Wert mehr, dass Menschen auf Erden leben“ tradotto in italiano:“ Se la giustizia perisce, allora non ha più senso la vita umana sulla terra“ (po. Cit. H.Arendt, ed. Einaudi 2006). Di questa semplice frase la Germania fece una esperienza terrificante, poiché fu proprio la mancanza di giustizia che creò l’avvallo agli orrori del Nazionalsocialismo, mancanza di giustizia in quanto gli stessi magistrati si piegarono al volere del male. Nella solitudine delle mie giornate, nei momenti di viaggi in macchina per raggiungere il mio posto di lavoro, mi chiedo:“ Non è proprio questo ciò che sta accadendo anche a noi? Non siamo caduti nella de-moralizzazione dello stato e di un popolo lasciato a se stesso, nell’abbondare delle ingiustizie?“. Nessuno di noi, nel suo piccolo riuscirà a ri-dare una morale al nostro paese, tutti insieme sì! Possiamo farcela, e credere di nuovo che tutto possa cambiare deve essere la conclusione della nostra riflessione.

2 Replies to “Quella morale che va in pezzi”

  1. CarlaCCK

    Ciao Barbara,

    il tuo testo mi ha fatto rivenire in mente le migliaia di volte (o nel frattempo sono milioni?) in cui abbiamo letto giudizi che al succo volevano dire: “Berlusconi è il male. Togliamo lui di torno e il resto si può sistemare”. Il guaio è che questa visione trascura un dettaglio: Berlusconi non è diventato capo del Governo assaltando Palazzo Chigi con le armi in mano, come fece Pinochet alla Moncada. Ci è stato mandato regolarmente eletto. Per TRE VOLTE. Ora, come mai milioni di elettori lo hanno votato “in recidiva”? Non è che per caso il male sta in tanti posti? E in tante teste?

    Prima che il Signor B. venisse eletto, certe pessime abitudini erano parte integrante della vita quotidiana di milioni di italiani. Il “di’ che ti mando io” per avere un posto, per farsi togliere una multa, per avere un permesso edilizio o una licenza commerciale che non ti spetterebbe. La mazzetta per farsi assegnare un appartamento nelle Case Popolari anche se popolare non sei, o per avere il presalario universitario anche se tuo padre è il primario di una fiorente clinica privata. E così via cantando, per decenni.

    Quando arrivò “Mani Pulite” un sacco di gente non la prese per niente bene, non solo tra i ricchi e potenti, ma un po’ dovunque. “Oddio, ma allora la laurea me la devo sudare!”, “Accidenti, adesso rischia che mi demoliscono la villetta abusiva a Fregene”, “Mannaggia, adesso mi toccherà fare i test e i colloqui per essere assunto”. La grande corruzione c’era perché c’era anche quella piccola e viceversa.

    A questa gente – che non è poca – Berlusconi ha ridato il loro piccolo sistema a cui si erano abituati. E giacché c’era, ci ha aggiunto due regalini in più:

    1) fate come me e diventerete ricchi come lo sono diventato io;
    2) non dovete vergognarvi di dare mazzette e chiedere raccomandazioni. Lo fanno tutti, il mondo va così.

    Riportare un po’ di pulizia in un paese in cui tanti ragionano così è impresa dura. Però vale la pena tentare e magari accompagnando l’operazione con un programma concreto di proposte per risanare l’economia e riportare un po’ di quattrini nelle tasche degli italiani. Forse la moralizzazione da sola non farebbe breccia. La moralizzazione accompagnata dalla scoperta che si può campare bene anche essendo onesti una speranziella di farcela ce l’avrebbe.

    Un saluto

    Carla

  2. Antonio U. Riccò

    La tua analisi, Carla, è condivisa da me. B. è lo specchio di una larga fetta del Paese senza il quale lui non avrebbe mai potuto raggiungere Palazzo Chigi. La crisi sta mettendo a nudo questa verità, ma ci vorrebbe una rivoluzione morale e culturale per cambiare pagina, anche perché i fenomeni che hai descritto non si trovano purtroppo soltanto tra i sostenitori di B.

    Se il PD riuscirà a dar vita a questa riscossa etica l’Italia potrà diventare un Paese migliore, certamente non basterà sostituire il circo berlusconiano con un governo di centrosinistra per cambiare rotta. Ma per farlo credo sia giusto far pulizia anche al proprio interno. Il caso Penati, per esempio, richiede di essere chiarito non solo sul piano giudiziario, ma anche su quello interno di partito. Come è possibile che – da un giorno all’altro – emergano gravi accuse (che spetta ora alla magistratura confermare o smentire) e nessuno prima aveva avanzato dubbi sulla correttezza di questo importante esponente del PD? Come semplice iscritto al PD chiedo, anzi esigo che si faccia chiarezza non solo sulle sue eventuali responsabilità ma anche su chi sapeva ed è rimasto zitto.

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