Tre domande cui rispondere – In fretta

I giornali di stamane ci raccontano un’altra puntata della farsa italiana: Berlusconi e Tremonti litigano, il governo non governa, i risparmi degli italiani vanno in fumo. Purtroppo per tutti noi la farsa sta diventando di giorno in giorno, di ora in ora, sempre più una tragedia.

Solo una virata rapida e decisa può evitare che la nave Italia vada alla deriva. Ma né l’attuale capitano né la sua ciurma sembrano avere compreso la difficoltà della situazione e il prezzo che tutti (i normali cittadini) stanno per pagare. Lo ha ben capito, invece, l’opposizione, che è ben conscia di avere anch’essa una responsabilità politica e morale verso il nostro Paese. Una responsabilità che è pronta ad assumersi.

Ci sono almeno tre quesiti da affrontare per chi – e il Partito Democratico è certamente tra questi – vuole contribuire a far uscire l’Italia dalla melma berlusconiana:

  1. Come creare un governo di transizione?
  2. Come gestire la crisi finanziaria?
  3. Come dar vita a una nuova coalizione di governo di lungo periodo?

Diciamo subito che porre fine a questo governo è possibile in Parlamento solo se una parte di parlamentari dell’attuale maggioranza cambieranno casacca. È possibile, anzi probabile: il nostro Parlamento ha una grande tradizione di voltagabbana, purtroppo non solo nel centrodestra. Se gli scontenti del PdL usciranno allo scoperto e voteranno contro il governo si aprirà una nuova fase. Il Segretario del PD, Bersani, ha detto chiaramente che il nostro partito è pronto ad assumersi responsabilità in un governo di transizione, che affronti la crisi finanziaria, ridia agli italiani una legge elettorale decente e porti a nuove elezioni.

Formare un governo di transizione sarà relativamente semplice, purché tutti gli attori – dal PD di Bersani all’UDC di Casini, dall’IdV di Di Pietro fino a chi nel centro destra deciderà di appoggiarlo – siano consapevoli dei rischi in caso di fallimento. Più difficile sarà gestire la fase successiva, in cui certo non si potrà promettere agli italiani un futuro zuccheroso. La crisi imporrà anche al centrosinistra l’adozione di provvedimenti a difesa dell’economia che toccheranno inevitabilmente le tasche degli italiani. Non dirlo con chiarezza sarebbe sbagliato e inutile perché gli italiani mediamente informati ben lo sanno.

Al centrosinistra e al PD gli italiani chiedono però di adottare misure socialmente eque, di ridurre gli esorbitanti costi della politica, di far contribuire tutti e non solamente chi ha sempre pagato. Giustizia sociale e solidarietà con i più deboli devono essere a ragione le bandiere del PD al governo, anche e soprattutto in una fase difficilissima come l’attuale, perché non devono essere solo i ceti più poveri a pagare. Non sarà facile mantenere la rotta in questa direzione, perché la maggioranza su cui si reggerà il governo di transizione sarà – ricordiamolo – eterogenea e debole.

Al più tardi entro un anno il Paese dovrebbe però poter esprimere un governo pienamente politico. Speriamo possa farlo con una legge elettorale adeguata non solo a favorire coalizioni contro, ma anche aggregazioni per. Non basta vincere le elezioni. Bisogna poi avere la forza e la capacità di governare senza perenni litigi, ricatti e compromessi di basso livello. Ci vuole dunque un governo unito, con ministri competenti e capaci di rinunciare al protagonismo per il bene comune. Formarlo dipenderà dai numeri parlamentari della coalizione e soprattutto dalla forza che il Partito Democratico riuscirà ad esprimere nelle elezioni. Ma dipenderà anche dai partner del PD.

Ecco il terzo, grande quesito a cui rispondere: con chi e su quale base programmatica creare una coalizione capace di vincere le elezioni e di governare per un lungo periodo. Nei mesi scorsi questa poteva sembrare una domanda prematura. Oggi non lo è più. Una risposta dovrà essere data nei prossimi mesi, forse già nelle prossime settimane.

Lascia un commento